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3. Dai terrazzamenti alla sistemazione dei poderi

La produzione di vino nell’antichità era dieci volte quella odierna, ma varità diffuse come Elender o Grobschwarz erano vini prodotti in massa, tutt’altro che eccellenti. Vitigni bianchi e rossi poi venivano vinificati insieme per produrre il cosiddetto “Schiller”.

La Guerra dei Trent’anni (1618-1648) distrusse quasi tre quarti delle coltivazioni. Poi arrivò la concorrenza di altre bevande alcoliche - birra e mosto - e infine la piaga quasi letale di funghi e parassiti della vite. La “Società per il miglioramento del vino nel Württemberg“, fondata nel 1825, cercò di rimediare alla decadenza della vini-viticoltura con la coltivazione di vigne modello e vitigni pregiati o resistenti ai parassiti. Ma è solo negli anni ‘60 del 1900 che iniziò la sitemazione dei poderi per la lavorazione razionale meccanizzata dei terreni anche sui pendii più scoscesi.

Il paesaggio collinare cambiò fisionomia. Le piccole vigne a disposizione orizzontale con terrazzamenti e muri a secco per contrastare l’erosione del terreno furono risitemate in appezzamenti più grandi a rittochino. Gli esperti dell’epoca avvertirono del rischio di creare una “steppa di vigne”. Per preservare la biodiversità di flora e fauna locali oggi i filari vengono inframmezzati da zone verdi con siepi e piante perenni, si creano fasce perimetrali e s’innalzano nuovi muri a secco.